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fuorisalone 2017: Brera, Porta Venezia, 5vie e altro ancora

24/05/2017 0 Comments

Dopo il post speciale su Ventura Lambrate, ho finalmente trovato il tempo di mettere tutto in ordine e pubblicare questa seconda puntata dedicata al fuorisalone 2017, per raccontarvi i miei progetti preferiti in assoluto, scovati in giro per la città, a Brera come a Porta Venezia, a 5vie come a Tortona e in altri posti ancora.

Partiamo!

Envisions

Una delle illustrazioni di Wesley de Boer per Envisions

Per il secondo anno di fila, Envisions resta in cima alla mia classifica di gradimento: Products in Process – Part 2 è un progetto concettuale e pratico allo stesso tempo, che mette in mostra le fasi preliminari della realizzazione di un oggetto di design, in particolare per quanto riguardo lo studio dei materiali e delle sue possibili applicazioni. La mostra di quest’anno è stata realizzata anche grazie al supporto di Finsa, ma location e allestimento non mi hanno convinta: non mi è piaciuta la scelta di collocare l’installazione in una sala storica (mi sembra un’opzione troppo banale per un progetto così interessante), né l’idea di mettere gli elementi su una pedana altissima. Molto meglio a terra, su un rialzo di pochi centimetri, come l’anno scorso a Milano, o a parete, come alla scorsa edizione della Dutch Design Week. La delusione per l’allestimento si ripagava però grazie alla cura maniacale nella produzione della brochure (che era quasi un catalogo) e della possibilità di sperimentare la realtà aumentata, girovagando in un ambiente ispirato all’installazione.

L’installazione di Envisions a Palazzo Clerici

CasaFacile Design Lab

Sarò di parte, ma gli spazi di CasaFacile a Brera mi rimarranno nel cuore: ci ho passato due mattinate, immersa in un’atmosfera piacevolissima, di cui avevo davvero bisogno, tra una colazione con il direttore e i workshop delle mie amiche blogger. Arrivavo da un periodo intenso e avevo proprio bisogno di rallentare, vedere un po’ di visi amici e fare il pieno di abbracci.

Il soggiorno del CasaFacile Design Lab al fuorisalone 2017

Il soggiorno del CasaFacile Design Lab al fuorisalone 2017 (dettaglio)

Ma a parte questo, l’allestimento qui era favoloso! La cucina Scavolini era pazzesca (e anche il sistema di scaffalatura era davvero bello), il divano rosa di Saba è stato fotografatissimo (e lo sogno per la mia futura casa) e la parete di carta da parati in washi tape MT casa mi ha lasciato senza parole per la resa strepitosa! E poi dove altro mi poteva capitare di incontrare Holly Becker di decor8?!

Foto di gruppo con amiche blogger (Gucki, My Washi Tape, Il Pampano), il direttore di CasaFacile Giusi Silighini e Holly Becker di decor8!

Nella veranda del CasaFacile Design Lab con la borsa inno di questo mio fuorisalone [lepalle.it]

Fritz Hotel

Dico la verità, Brera non è mai il mio distretto preferito: tutti i marchi qui hanno una comunicazione strepitosa, ma poi dal vivo spesso le mie aspettative vengono deluse. Un giro qui in zona però me lo faccio sempre, magari un po’ alla veloce, e quest’anno, con la scusa della presenza di CasaFacile ho visto un po’ di più del solito. Il mio giudizio generale non è cambiato, ma ci sono alcune chicche che mi hanno davvero entusiasmato.

Republic of Fritz Hansen ha commissionato al designer spagnolo Jaimi Hayon la cura di uno spazio a tema hotel: l’anno scorso lo stesso spazio ospitava un allestimento di qualche marchio tecnologico (ora come ora non ricordo quale) che aveva “nascosto” il bellissimo interno di via San Carpoforo 9, un’ex officina e garage del dopoguerra (la Rimessa dei Fiori, dal nome dell’altra via su cui si affaccia). Lo spazio è luminosissimo e affascinante, grazie alla presenza delle vetrate in alto, una vera meraviglia! E i mobili di Republic of Fritz Hansen, con i loro colori sempre azzeccatissimi erano la ciliegina sulla torta.

Republic of Fritz Hansen

Republic of Fritz Hansen

Republic of Fritz Hansen

L’artigianato da scoprire

Sembra a Brera, la presenza che non ti aspetti: alltag. Every day in the mountains presentava 6 progetti di design provenienti dal Trentino Alto Adige, tutti accomunati dal loro confrontarsi con la quotidianità, le abitudini e i rituali giornalieri e stagionali della vita di montagna, tutti rappresentanti dei saperi tradizionali declinati in modo contemporaneo. C’erano le cucine di Das ganze Leben, che si montano esclusivamente ad incastro, il bel negozio di Rovereto Generi Misti, il mio amato laboratorio Giovelab con le sue porcellane, dingeundsachen con i suoi piatti di legno, Qollezione, che reinterpreta i tradizionali grembiuli blu altoatesini e Gabi Veit con i suoi cucchiai d’argento antroporofi e fitomorfi.

Generi Misti + Giovelab

Giovelab

La cucina a incastro di Das ganze Leben

Leggi il mio articolo per casafacile.it per saperne di più: Fuorisalone 2017: design dal Trentino Alto Adige nel cuore di Brera

Casa Gifu II

Dopo la scoperta fortuita dell’anno scorso, non potevo non tornare a Casa Gifu, per vedere il risultato della seconda collaborazione tra atelier oï e la prefettura giapponese di Gifu. Un grande appartamento mai affollato, in cui prendersi il tempo di ascoltare le spiegazioni relative ai diversi prodotti portati in mostra, tutte eccellenze della produzione giapponese: le katane, le sedie e il tavolo in legno di sugi e poi la meravigliosa installazione in carta, un enorme mobile che occupava un’intera stanza.

Casa Gifu, Minoshi Garden

Casa Gifu, i grandi ventagli di carta

Leggi il mio articolo per casafacile.it per saperne di più: Fuorisalone 2017: Casa Gifu II

La più fotografata: la parete di fiori di PiuArch

La facciata della sede di PiuArch a Brera presentava un’istallazione di façade gardening: un orto/giardino fatto di fiori, ortaggi e tuberi, davanti al quale tutti si fermavano per qualche foto da pubblicare su Instagram.

PiuArch, la facciata di fiori e tuberi a Brera

PiuArch, la facciata di fiori e tuberi a Brera

Nakuna, la mostra dei finlandesi al Circolo Filologico

In occasione del 100 anniversario dell’indipendenza della Finlandia, la Aalto University School of Arts, Design and Architecture ha presentato 3 mostre all’interno del Circolo Filologico, uno spazio in pieno centro, affascinante nella sua decadenza.

La mostra Laavu è stata quella che più mi ha colpito, perché presentava prodotti culinari basati sul principio di “everyman’s right”, che vale per tutti: chiunque abiti in Finlandia ha il diritto di andare nella foresta a procacciarsi cibo selvatico e godere delle attività all’aria aperta purché questo non leda la proprietà o la natura. Gli studenti finlandesi hanno fatto una ricerca su questo processo di raccolta e hanno portato il cibo selvatico a Milano, offrendolo ai visitatori: ghiaccioli di pura acqua di rubinetto finlandese, lecca-lecca di bacche selvatiche e cracker ai funghi selvatici in salamoia

[…] abbiamo reclutato i fornitori attraverso dei colloqui, chiedendo loro come trascorrano il tempo nella foresta. Ci siamo fatti raccontare aneddoti memorabili, variazioni sui cibi selvatici, attività outdoor e ricette segrete. Gli intervistati hanno modo di apprezzare la loro vita e i propri valori durante questo processo. Ci hanno orgogliosamente fornito il cibo che hanno raccolto. Più profondamente, sono stati in grado di osservare criticamente le proprie abitudini nel consumo di cibi diventando parte di un semplice sistema di catena alimentare. I visitatori, come consumatori, potranno provare cibo selvatico basato sul concetto di “everyman’s right”.

Una delle studentesse alle prese con il cibo dei boschi

Bacche raccolte nei boschi finlandesi

L’installazione Ikkuna raccontava invece le origini della cultura finlandese, con degli schermi/specchi che mettevano in prospettiva gli spettatori, rendendoli parte del tutto, condividendo la natura tra loro, guardando se stessi come esseri differenti. Infine, Manifesto presentava una serie di macchine da scrivere la cui carta scorreva incessantemente, non permettendo di scrivere una parola sulla stessa linea: l’invito era quello di lasciare il proprio segno, la propria parola, che si andava a mescolare a quelle già presenti, creando un testo-grafico collettivo e irregolare.

Davide Aquini

A 5vie pochi ma buoni, prima di tutto e prima di tutti Davide Aquini: amo il suo lavoro perché la sua ricerca non si ferma mai, ha quasi un’ossessione per i materiali particolari, come il lapis specularis, che ha riscoperto di recente. Il grande valore di Davide come designer secondo me è quello di essere in grado di reinterpretare materiali storici con una visione originale e contemporanea.

Davide Aquini, Dark Ages

Davide Aquini, Dark Ages: i vasi Algidi

Il lapis specularis è una pietra gessosa usata dai romani come alternativa più economica al vetro, per le sue proprietà naturali di trasparenza: oggi non si estrae più, ma Davide è riuscito a ottenere alcuni pezzi di lapis specularis che l’industria dell’estrazione generalmente scarta. Con quello che è riuscito a recuperare ha realizzato dei complementi d’arredo strepitosi: i tavolini Dark Ages, che presentano una superficie in lapis e una struttura nera che fa da contrasto, i vasi Algidi, realizzati al tornio e a cottura singola con inserzioni di lapis sul lati, e le piastre Spaziali, oggetti decorativi dal grande fascino.

The ladies’ room

Sempre a 5vie, l’installazione che mi ha colpito di più.

Alle spalle della pacchianissima installazione di Cartier al Garage Sanremo si aprivano delle stanze più piccole: in fondo The ladies’ room, il collettivo femminile formato da giovani designer che hanno progettato un’installazione / boudoir, in cui il visitatore era sottoposto a stimoli olfattivi, tattili e uditivi, in cui ogni senso veniva amplificato e in cui ci si immergeva in un’atmosfera sensuale e sospesa. Fin dall’ingresso, con i grandi ventagli di Astrid Luglio, fatti con la carta usata dai mastri profumieri in laboratorio e con una fragranza appositamente studiata da Tonatto (un profumo che DEVO avere!), per poi proseguire con le carezze meccaniche di Sara Ricciardi, i portali sonori di Agustina Bottoni e le poltrone in un materiale morbido ma ottenuto dalla lavorazione della pietra di Ilaria Bianchi.

L’ingresso di Fénomena / The ladies’ room

The ladies’ room: in primo piano le carezze meccaniche, dietro una delle lampade profumate

The ladies’ room: in primo piano il portale sonoro

Ho letto tante cose su questo progetto, che ha certamente colpito nel segno, e c’è anche chi non ne ha apprezzato l’aspetto sensuale, che invece secondo me era proprio il cardine attorno a cui si sono mosse le designer: una sensualità utilizzata in quanto tale, non esibita o urlata per far scalpore, che a me è sembrato il frutto del lavoro di quattro donne che hanno un buon rapporto con questo tipo di tematiche e che hanno deciso di affrontarle con naturalezza, sebbene per alcuni siano ancora un tabù.

L’installazione propone un dialogo attivo tra se stessa e i suoi fruitori, in contrasto con l’usuale lettura delle esibizioni. In questa sede la sollecitazione corporea è la vera unità di misura: l’esplorazione proposta si ispira al Sensismo, principio per il quale la sensazione è il criterio della verità e del bene. Fenoména è strutturata come un corridoio esperienziale, un percorso di attivazione sensoriale per sollecitare il corpo tramite stimoli olfattivi, tattili e uditivi.
Il visitatore è invitato a esplorare lo spazio attorno a sé attraverso la percezione e la materia. In quest’era digitale, Fenoména è un delicato focus sul valore del tangibile: non sono richieste particolari abilità per partecipare, solo un corpo.

Nota a margine. Il meraviglioso progetto di allestimento e il logo del progetto sono stati curati da Foro Studio.

KANZ Architetti

Quest’anno ho avuto pochissimo tempo per visitare Porta Venezia, ho perso tutte le mostre più grandi, ma pazienza: ho trovato il tempo per andare a vedere lo spazio di Kanz Architetti, per scoprire il loro nuovo vaso Ikebana, che soddisfa tutte le caratteristiche che mi aspetto da un oggetto di design.

Il vaso è bello anche da solo, senza fiori, la sua forma è essenziale, perché le curve di cui è composta hanno una funzione non solo decorativa, ma anche pratica, e permettono alle persone di utilizzarlo in tanti modi, rendendolo ogni volta un nuovo oggetto decorativo.

Il cortile di Kanz Architetti a Porta Venezia

Kanz Architetti, Ikebana

Paola Lenti

Paola Lenti ha cambiato location, ma ha colpito ancora una volta nel segno. Lo spazio di via Orobia, in fondo alla strada della Fondazione Prada, lasciava letteralmente senza parole: tante piante tropicali e lo sfondo di uno spazio industriale del secolo scorso. Come avrai capito, la scoperta di luoghi inusuali è una delle cose che mi piace di più del fuorisalone!

Paola Lenti, l’allestimento del fuorisalone 2017

Paola Lenti, l’allestimento del fuorisalone 2017

Paola Lenti, l’allestimento del fuorisalone 2017

Leggi il mio articolo per casafacile.it per saperne di più: Fuorisalone 2017: Paola Lenti

Isola: il distretto da scoprire

La zona al di là di Porta Garibaldi si è rinnovata, qui c’è sempre stata anche qualche location del fuorisalone, ma quest’anno il quartiere si è trasformato in un vero e proprio distretto. Oltre a Dutch Invertuals, che presenta sempre qui i suoi designer, stavolta con una mostra che rifletteva sul tema dell’efficienza e dell’autosufficienza nel prossimo futuro, gli spazi più interessanti erano quelli di Social Label, un’altra iniziativa iniziativa olandese che coinvolge designer che progettano gli oggetti e alcune comunità di disabili mentali nella produzione di essi, così da creare nuove opportunità creative e lavorative.

Dutch Invertuals

Social Label

C’era poi Source – Self Made Design, negli spazi del Frida, storico locale molto popolare per il brunch. In questo caso è stato chiesto ai designer di interrogarsi su alcuni aspetti nascosti dell’autoproduzione, in particolare sugli ostacoli, sul loro superamento e su “una particolare caratteristica che contraddistingue il buon progettista: l’ostinazione”. Ogni progettista esponeva quindi, oltre al prodotto finito, anche il simbolo della maggiore difficoltà che ha incontrato durante il processo produttivo.

nome

nome

Al Milano Design Market, sicuramente migliorabile, spiccava poi l’installazione di Patric Palcic, un atomizzatore di profumo che formava delle bolle di vapore delicatissime e molto poetiche. Somigliava in piccolo alla megalomane installazione di COS, ma la dimensione ridotta e più intima ne accresceva secondo me il valore.

La mia amica Alessandra prova la macchina di bolle profumate di Patric Palcic

Leggi i miei articoli per casafacile.it per saperne di più:

Fuorisalone 2017: Source Self-Made Design

Fuorisalone 2017: Social Label

A letto con il design

Ho passato la prima notte a Milano al design hostel di Bovisa, in compagnia di altre blogger, tra cui la mia amica Simona de Il Pampano.

Si tratta di un maker space trasformato in ostello temporaneo, per ospitare designer che potessero ciascuno sperimentare l’allestimento di una camera da letto e di condividere gli spazi di vita e di lavoro per 10 giorni: l’idea mi è piaciuta molto e credo che abbia del potenziale, ma Bovisa è un po’ fuori mano. Sicuramente gli organizzatori hanno fatto bene a lanciare il progetto, perché non potrà che crescere nei prossimi anni!

L’ingresso del Design Hostel di Bovisa

Il Design Hostel di Bovisa

Il laboratorio di stampa dentro al Design Hostel di Bovisa

Leggi il mio articolo per casafacile.it per saperne di più: Fuorisalone 2017: a letto con il design

{Tutte le fotografie di Paola Tartaglino / wemakeapair.com}

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